Per riflettere un po’ … sul Sacramento della Confessione
Quando ci confessiamo dobbiamo tener ben presente ciò che stiamo facendo. Per questo ricordiamo prima ciò che non stiamo per fare:
1. Non elenchiamo le nostre buone azioni, affinché il sacerdote si congratuli con noi;
2. Neanche ci scuseremo trovando “giustificazioni” ai nostri peccati;
3. Nemmeno confesseremo i peccati di altre persone;
4. Né stiamo per “compiere” una formalità per ricevere la comunione, senza veri propositi per il futuro;
5. La confessione non è una semplice conversazione, neanche una descrizione di tutti i piccoli dettagli di ciò che è accaduto.
Gesù Cristo non istituì per questo il Sacramento della Riconciliazione. Ci sono anche altri valori, che non essendo tuttavia ancora i principali, si ottengono con frequenza nella confessione: 1. Consolazione, non semplicemente umana, ma proveniente dal perdono di Dio; 2. Consiglio per risolvere un determinato problema spirituale o per orientare in modo migliore la nostra vita cristiana; 3. Conforto della coscienza, ma non quello che si potrebbe ricevere da uno psicologo o da uno psichiatra, giacché il confessore generalmente non è specializzato in queste scienze.
Nella confessione cerchiamo, con l’aiuto della grazia di Dio, soprattutto di cambiare la nostra vita in conformità con il Vangelo di Gesù Cristo e di ottenere il perdono di Dio Padre per i meriti di Gesù Cristo e per la grazia dello Spirito Santo.
I nostri peccati sono un rifiuto dell’Alleanza alla quale Dio ci ha chiamati per mezzo del Battesimo: tuttavia Lui continua ad offrirci il Suo amore e il Suo perdono. Lui vuole reinserirci interiormente ed esteriormente nella comunità della salvezza, nel suo Popolo santo che è la Chiesa. Tutto questo si può esprimere con la parola “conversione”.
Questa è rifiuto del peccato e ritorno all’amore di Dio, o se preferisci, allontanamento dal peccato per amore di Dio. Nella misura in cui accettiamo il peccato nella nostra vita, non possiamo dire in tutta verità che siamo “cristiani”, cioè discepoli di Gesù Cristo e membri della sua Chiesa. In realtà la Chiesa è una comunità di “convertiti”, o per lo meno una comunità di uomini che stanno cercando seriamente di “convertirsi”.
Per questo il sacramento della Penitenza è una “celebrazione”, un evento GIOIOSO: è il trionfo dell’amore di Dio e il ristabilimento della sua Alleanza con un cristiano peccatore.
Forse tu provi timore di confessarti. Forse pensi che il confessore, se ti conosce, ti rimprovera o perderà la stima che ha di te. Forse pensi che lui si meraviglierà di ciò che gli puoi dire o che si scandalizzerà delle tue mancanze. Rifletti un po’. Se il timore di Dio non t’impedì di peccare, tanto meno un timore umano dovrebbe impedirti di confessare i tuoi peccati. D’altro canto, tu non hai offeso il sacerdote che ti ascolta. Più che rabbia, lui (come te) proverà pena e dolore perché hai offeso Dio, tuo Padre, e hai “rallentato” il cammino della Chiesa, non partecipando bene alla sua vita. Ricorda, tu non sei relativo per la comunità cristiana (la tua parrocchia), ma “fondamentale” per il suo cammino. Per capirci: la comunità dell’Annunziata non può essere come “Dio la vuole” senza il tuo aiuto, che è la tua presenza, la tua disponibilità.
Il confessore è tenuto ad osservare un segreto assoluto: non può rivelare a nessuno i tuoi peccati, nemmeno se minacciato di morte. Non utilizzare però questo vincolo per cose banali. Neppure può parlare con te dei tuoi peccati fuori dalla confessione, tranne nel caso che sia tu stesso a permetterglielo. Tanto meno può, anche indirettamente, esternare i tuoi peccati detti in confessione.
Il sacerdote, tramite una dolorosa esperienza, acquista nel corso della sua vita personale e con l’esercizio del suo ministero, una conoscenza importante delle debolezze e delle fragilità umane. E’ difficile che gli racconti qualcosa che non abbia già sentito. Ma non per questo non ti ascolterà con attenzione. Questa stessa esperienza, maggiore o minore secondo i casi, lo aiuterà a sostenerti nella tua ricerca di Dio.
Magari ti senti confuso e non sai da dove cominciare, soprattutto se da lungo tempo non ti accosti a questo sacramento. In questo caso puoi chiedere al confessore che ti aiuti; è molto importante che tu gli dica quali sono le cose che ti pesano di più e che la tua coscienza ti rimprovera. Provi vergogna? E’ normale, ma adesso l’unica cosa necessaria è la sincerità. Parla al confessore come se parlassi a Gesù Cristo. Egli cercherà di accogliere le tue parole come Gesù ti avrebbe ascoltato.