
Lettera alla mia comunità per l’Anno Pastorale
2012-2013
Insieme,
ciascuno con il proprio talento,
andiamo
verso il pozzo per il “grande incontro”.
Carissimi,
questo mio scritto non ha la pretesa di essere una “lettera pastorale” nel
senso tradizionale, ma piuttosto una serie di pensieri, di quelli che si
scrivono quasi all’impronta, quando si ha l’esigenza di comunicare subito
qualcosa a persone speciali, e queste siete voi, mia comunità.
Vi invito a leggere il brano del
vangelo di Giovanni (cap. 4) che ha ispirato alcune riflessioni, e il segno che
ci accompagnerà per tutto l’anno.
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna:
«Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua ». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù : «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità : così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre
2013 siamo invitati dal Papa a celebrare l’Anno della Fede,
con l’intento di comprendere più profondamente che il fondamento della fede
cristiana è «l’incontro con un
avvenimento, con una Persona che dà alla vita un orizzonte e con ciò la
direzione decisiva».
Benedetto XVI, nella lettera con la
quale ci invita a fare questa esperienza, così commenta l’incontro di Gesù con
la samaritana: “Anche l’uomo di oggi può
sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per
ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente,
zampillante di acqua viva”.
Come parrocchia vogliamo porci in
sintonia con il cammino della chiesa universale non vedendo assolutamente
“scontata” la riflessione sulla fede. Spesso la
celebrazione di alcuni sacramenti (battesimo, confermazione, prima comunione, e
matrimonio), unico momento di incontro con la parrocchia, è chiesta non tanto per crescere nell’amicizia con Gesù, ma
solo per un motivo tradizionale, cioè «lo abbiamo sempre fatto».
Ma quanto si impegna ad incontrare
Cristo giorno per giorno, la famiglia, nella cui casa è entrata la grazia di
Dio attraverso il sacramento? Quanto è disponibile questa famiglia a lasciarsi
educare alla verità da Lui, come sperimentò la samaritana?
L’incontro con Gesù cambia la nostra
vita e se il sacramento è solo un fatto di tradizione viene meno l’impegno a comunicare questo
messaggio d’amore. E così i genitori non sono capaci di dire ai figli, come
avevano promesso, dell’incontro con un Dio che ci conosce più di chiunque altro
e ci ama nonostante tutti i nostri limiti.
Questo nuovo anno pastorale potrebbe
essere l’occasione preziosa per capire dove ci può portare la fede, a quali
certezze, a quali scelte importanti legate a tutti quegli ambiti che proprio
dal rimanere in Lui vengono “illuminati”, ricevendo un vigore nuovo. Ecco allora:
·
la possibilità di una economia diversa, fondata
su un saper spendere non legato ai 3x2, o simili,
ma scegliendo ciò che è essenziale per il fabbisogno personale, e della
famiglia, non dimenticando mai l’evangelica attenzione ai poveri;
·
la capacità di una scelta politica non legata ai
profitti personali, alla ricerca di un ideale vero di “bene comune”, che si
fonda certo anche sulla chiarezza e fedeltà ai progetti politici da parte di
chi li propone;
·
l’onestà di non ritenere il quartiere in stato
di confusione perché popolato anche da persone di altri continenti, o perché
chi ci governa non fa niente, quando sono io che non riesco ad avere una
gestione corretta, ad esempio dei miei rifiuti, o scado in linguaggi ed
atteggiamenti “chiaramente volgari”.
L’esperienza di fede non si può più
risolvere nella certezza che “Lui c’è”, ma su quanto questa consapevolezza
incide sulla mia vita. Ecco che allora il segno di croce (fatto bene), e la
corona del rosario (meglio se non portata al collo per moda), continuano ad
avere la loro importanza. Ma, attenzione, alla
samaritana Gesù non chiese di portargli l’ultimo libretto di preghiere
acquistato a S. Giovanni Rotondo, le disse “va’
a chiamare tuo marito e ritorna qui”. Cosa sarebbe successo se quella donna
fosse tornata da Gesù davvero con l’amante che in realtà aveva? E’ invitata ad andare oltre … per diventare
una “persona nuova”.
La parrocchia serve a questo, senza
ridurla a quelle agenzie dei grandi eventi che mettono insieme ristorante,
viaggi, animazione, addobbi di palazzi e … chiesa. Da qui la scelta del pozzo come luogo di incontro, che
simbolicamente troverete in parrocchia, a ricordarci che OGGI il Signore vuole incontrare anche me, soprattutto me, che non
devo peccare di presunzione come il fariseo al Tempio.
Il luogo da cui attingere
simbolicamente acqua nel quartiere è, per alcuni, il bingo, per molti la
ricevitoria del lotto. E’ vero che poi sempre si torna in parrocchia, ma con
quale spessore umano e spirituale?
Il nostro cammino comunitario
potrebbe trovare la sua forza in questa espressione, che ha guidato i ragazzi della
parrocchia durante il campo-scuola di quest’anno “Tutti x tutti”.
“Qualcuno lo ha già scoperto: la
vita ci vuole presenti, perciò … se è vero che ognuno ha una nota diversa dagli
altri ciascuno prenda il proprio talento per essere coro x tutti!”.
Celebrare l’Anno della
Fede significa partire da ciò che già siamo, credenti, figli di Dio. Nel
battesimo è stato iscritto questo patrimonio. Forse noi abbiamo la
responsabilità di non averlo fatto fruttificare, bene, …cominciamo ora .
Ciascuno metta il proprio talento a disposizione in uno spirito di grande
comunione.
Di acqua da attingere
dal “pozzo” parrocchiale ce n’è per
tutti, e la strada, quella la conosciamo. In realtà ce ne sono tante, basta
farle proprie. Cominciamo a non accontentarci della sola messa domenicale: è la
celebrazione della fede per eccellenza, il momento più forte della nostra vita
spirituale, per questo dovremmo approdare ad essa con coscienza e maturità,
vivendola poi consapevolmente, attivamente e fruttuosamente, per essere autentici
testimoni del Signore. Questo significa che c’è un “prima” e un “dopo” la messa
che spesso trascuriamo.
E allora: ecco il
convegno annuale dell’U.P. Decumano
Inferiore dal titolo “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la
fede sulla terra?”. Siamo giunti alla 5ª edizione di questa esperienza, e
mi rammarica il pensiero che qualcuno non sappia ancora cosa sia l’Unità
Pastorale, quale importanza possa avere per noi, cosa abbiamo fatto in questi
anni grazie a questa sinergia con le parrocchie di S. Giorgio Maggiore e S.
Maria Egiziaca.
Un giovedì al mese avremo, a rotazione nelle tre parrocchie, la
celebrazione della messa: sarebbe un vero dono del Signore trovarci in tanti a
pregare insieme!
Altra
sinergia importante per il nostro quartiere è quella che viviamo con la
Rettoria di S. Pietro ad Aram. L’apporto spirituale che essa offre in modo
particolare con il ministero della confessione risponde già da tempo a
quell’attenzione che il Papa ci invita ad avere per vivere quest’Anno come
speciale «tempo di grazia». S. Francesco ancora oggi è un “grande” testimone
della fede; attingere dalla spiritualità
francescana la gioia nel credere e l’entusiasmo nel comunicare la fede è
una ricchezza che dobbiamo continuare a fare nostra come completamento delle
proposte parrocchiali.
L’anno
della Fede viene celebrato in occasione di due ricorrenze particolari: il
cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, voluto dal
beato Giovanni XXIII (11 ottobre 1962), e il ventesimo anniversario della
promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, offerto alla Chiesa dal
beato Giovanni Paolo II (11 ottobre 1992).
La
conoscenza di quelli che non sono solo “strumenti di lavoro”, ma veri e propri
soffi dello Spirito Santo, saranno oggetto di approfondimento di tutti gli
operatori pastorali del “Decumano Inferiore”, in modo particolare di quanti
sono impegnati nella educazione alla fede fin dall’età evolutiva: catechisti ed
animatori.
Ponendo
l’attenzione sulla natura sociale dell’uomo, proprio il Concilio Vaticano II
mette in risalto l’azione dell’apostolato associato come “segno della comunione
e dell’unità della Chiesa in Cristo”: in quella che è la foto virtuale di
inizio d’anno non può mancare la Comunità Gesù Risorto, chiamata, come tutti, a
crescere per esprimere al meglio le sue potenzialità.
La
lettura attenta del foglio mensile potrebbe aiutarci a non perdere una puntata
di quest’OPERA che è la nostra comunità cristiana e la vita spirituale dei
singoli che la compongono.
Ad
aprirci la strada per raggiungere il pozzo, segno di un incontro che cambia la
vita, è Maria, colei che è stata “credente” discepola
del Maestro e suo Vangelo, vissuto prima
che scritto, come ama definirla p. Danilo Maria Sartor, le cui preghiere ci
accompagneranno per tutto l’anno.
Il
cantico del Magnificat, «sgorgato dal profondo della fede di Maria», può essere
definito «l’inno della fede»: tanto che Paul Claudel, poeta francese, udendo
l’esecuzione dello stesso da parte degli studenti del seminario di San Nicolas
du Chardonnet, disse successivamente: «In
un istante il mio cuore fu toccato e credetti. Credetti con tale forza di
adesione, con tale esaltazione di tutto il mio essere, con tale potente
convinzione, con tale sicurezza da non lasciare spazio a dubbio alcuno».
Questo
cantico accrescerà quotidianamente la nostra fede quando lo eseguiremo come
momento di ringraziamento ogni giorno a sera nella messa feriale.
Concludendo,
non può mancare, come è mio stile, la citazione di una canzone, questa volta di
Renato Zero: “Grazie di essere te stesso,
ben tornato amico mio. Senza offrirci al compromesso siamo salvi tu ed io…
Questa FEDE ci accompagna, siamo vivi grazie a lei…”.
E
allora, davvero bentornati a tutti e,
come sempre, vi voglio immensamente bene.
Vostro Padre G