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Oratorio Parrocchiale San Giuda Taddeo
Lettera alla mia comunità per l’Anno Pastorale 2013-2014

 

Lettera alla mia comunità per l’Anno Pastorale 2013-2014

 

Giovanni Battista Jossa, uno di noi.

 

“I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede.

Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari... ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.”

                                                                                                                                                       (Bruno Ferrero)

 

Cominciare questo tradizionale biglietto di inizio anno pastorale con una storia “leggera” mi entusiasma. L’estate appena trascorsa è stata più che rovente, per le alte temperature, molto drammatica per tutti gli incidenti che si sono succeduti, sfibrando una umanità già prostrata da problemi quotidiani di sussistenza.

Abbiamo pianto per tanti, vicini e lontani, che all’improvviso hanno visto il loro viaggio cambiare meta. Non le nomino queste situazioni perché sarebbe superfluo, non le dimenticheremo mai.

L’anno scorso, prendendo spunto da una sapiente illuminazione di Papa Benedetto XVI, abbiamo ricordato che una vita senza Cristo rischia di ridursi ad un tempo che non genera, non crea, non conosce un cammino autentico, ma solo virtuale (fatto di salti da un profilo ad un altro di facebook, credendo di conoscere così tanta gente, invece … la solitudine totale. I veri amici non sono quelli che si contano, ma quelli su cui si può contare).

La samaritana ci ha insegnato la bellezza di un “incontro” che cambia la vita con un segno molto semplice, la “sua” ricerca d’acqua.

Quel “pozzo parrocchiale” ha conosciuto tante cornici, adattamenti, arricchimenti, ma nella sostanza ci ha sempre esclusivamente ricordato che conoscere, accogliere e seguire Gesù è il solo modo per vivere la FEDE non come accessorio, ma come sostanza della nostra vita.

Per noi il viaggio continua in questa direzione. La samaritana è andata via; ella, che ha vissuto “inaspettatamente” quel contatto, ha consegnato ad altri quella luce, che non era altro da sé, ma la sua stessa vita trasformata.

“I cristiani, nella loro povertà, - scrive Papa Francesco - piantano un seme così fecondo che diventa un grande albero ed è capace di riempire il mondo di frutti”, è quanto intendiamo fare insieme. Conosceremo dei frutti gustosissimi, cresciuti dalla premura di un agricoltore caro al cuore di Cristo, il suo nome è Giovanni Battista Jossa.

“Uno di noi”: è il titolo che ho dato a questa lettera, si, perché quel nome, sicuramente a tutti noi sconosciuto, in passato, nel nostro quartiere e non solo, è stato molte volte pronunziato, e con un’ammirazione crescente in ogni ceto sociale, soprattutto tra i poveri e i sofferenti.

Quando il 4 luglio 1828, all’età di 61 anni, l’umile usciere del Tribunale di Napoli morì nella sua casa in Via Postica Maddalena 1, la notizia si diffuse in un baleno, scrivono i biografi, producendo un generale compianto. «E’ morto un santo!», fu l’unanime esclamazione.

L’anno pastorale 2013-2014 sarà teso alla conoscenza di questo splendido testimone della fede che, per il grande amore che aveva per il Signore, sapeva, in cuor suo, possibili anche le cose più difficili.

Ritorna la fede “vera”, senza fronzoli e talismani, della bambina con l’ombrellino rosso della storia iniziale. Bella sintesi dell’Anno della Fede che a novembre volgerà al termine!

 

“In questa casa morì poveramente e santamente come visse

il Venerabile Giovan Battista Jossa (1767 – 1828)

usciere del tribunale di Napoli.

Apostolo di carità nelle carceri e negli ospedali, ovunque profuse esempi di virtù cristiane.

Auspicando sua glorificazione, Napoli cattolica e riconoscente ricorda”

 

Questo è il testo della lapide che si vede sul citato palazzo in via Postica Maddalena 1, proprio di fronte alla chiesa, benedetta dall’allora Card. Marcello Mimmi,  domenica 18 dicembre 1955.

Quanti viaggi della fede condividiamo ormai da tempo; ancora continueremo a farli, sempre senza esagerare… ma per andare verso Giovan Battista non dobbiamo camminare molto fisicamente, solo con il cuore.

“Avere gli stessi sentimenti di Cristo”, come ci ricorda l’apostolo Paolo, significa imparare a vivere come Cristo.

Per questo abbiamo bisogno di testimoni che ci incoraggiano a vedere tutto questo possibile.

Ci metteremo a guardare Giovan Battista dietro quella finestrella quando aiutava i poveri che accorrevano a lui; lo scorgeremo passare davanti alla nostra chiesa per recarsi all’ospedale Annunziata a prestare soccorso, fisico e spirituale, ai soldati lì ricoverati; e tanto altro ancora.

Certo, dovremo poi scegliere di seguirne le orme perché il nostro quartiere abbia in futuro altri testimoni, e se Dio vorrà, santi. Questo è il sogno di Dio su noi.

«La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello», recita sempre Papa Francesco nella Enciclica “Lumen Fidei”.

E’ arrivato il tempo per credere che la luce di Dio arriva a noi, comunità dell’Annunziata Maggiore, attraverso Giovanni Battista, esile nella corporatura, ma imponente nella testimonianza.

Potrebbe essere un bel segno cominciare ad usare proprio nel nostro quartiere questo nome per i futuri nascituri. Chissà che tanti non inizino a conoscerlo attraverso il nostro entusiasmo.

Sono due le innovazioni che caratterizzeranno questo nuovo anno, in attesa che maturino altre proposte: l’adorazione eucaristica, che oltre il giovedì, come di consueto, sarà condivisa una volta al mese anche il sabato, e la benedizione delle famiglie (case), voluta da tantissimi.

La parrocchia e la famiglia sono luoghi “speciali” in cui incontrare Gesù. Con Lui la nostra fede cresce, diventando così grande da permettere a tanti di ripararsi alla sua ombra. 

A Maria affidiamo questo cammino, quelli che da subito sceglieranno di percorrerlo con noi, e quanti forse ci guarderanno ancora da lontano (speriamo per poco. La chiesa, seppur dimezzata, continua ad essere grande, coraggio, facciamoci avanti).

 

Contiamo su di te, Madre e Regina della nostra casa, ben sapendo che tu sola puoi insegnarci come si dà la mano a Dio e la si apre ad ogni fratello.

Buon anno a tutti, di vero cuore. 

                      Vostro Padre G                                                                                                                                               

 

 

 


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